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Documentazione

Webmin e Virtualmin

Webmin è l’integrazione con il pannello di controllo per i server su cui gira Virtualmin. Crea e gestisce account di hosting web su una macchina già in funzione. Non c’è alcun sistema operativo da installare né alcuna macchina da avviare: un account viene creato, riceve un piano e più avanti viene sospeso, spostato su un altro piano o rimosso.

Webmin è il pannello, Virtualmin fa l’hosting

Il prodotto è noto come Webmin, e così si chiama questa pagina. Ciò che Provibr pilota davvero è Virtualmin: il modulo che conosce domini, piani e quote. Webmin da solo amministra una macchina Linux e non conosce affatto il concetto di account di hosting.

Su un server privo di quel modulo l’API remota semplicemente non c’è: risponde esattamente come un modulo inesistente. Provibr non può quindi ripiegare su Webmin da solo, e non fa finta di poterlo fare: il collegamento viene rifiutato con una motivazione anziché creato a metà.

Che cosa serve

L’API remota di Webmin parla HTTP Basic, quindi qui il segreto è una password e non un token. È una caratteristica di Webmin e non una scelta nostra, ed è la ragione per cui le due regole qui sotto sono più severe che negli altri pannelli di controllo.

  • Host: l’indirizzo del pannello. Deve essere https, e la porta 10000 viene aggiunta se viene omessa.
  • Utenza Webmin: root funziona, ma è meglio un’utenza che abbia solo il modulo Virtualmin.
  • Password: quella di quell’utenza. Non c’è nulla da restringere, quindi conviene scegliere l’utenza con attenzione.
  • Impronta TLS: obbligatoria, perché l’installatore di Webmin lascia un certificato autofirmato.
Meglio assegnare il modulo Virtualmin a un’utenza Webmin creata apposta. Può fare tutto ciò che fa Virtualmin, che è molto, ma non tutto ciò che fa Webmin.

https e impronta sono entrambi obbligatori

Le altre integrazioni con pannelli di controllo accettano un indirizzo http in chiaro e avvertono di che cosa comporta. Questa no, e la differenza sta nel segreto: una chiave di accesso DirectAdmin si può limitare a una manciata di comandi, una password Webmin non si può limitare affatto.

Inviare quella password in chiaro, o verso un certificato che nessuno ha verificato, non è una scelta che facciamo al posto del cliente. Perciò l’http viene rifiutato e il campo dell’impronta non può restare vuoto.

L’impronta si legge da qualsiasi macchina che raggiunga il pannello e si incolla così com’è: con o senza i due punti, e il prefisso stampato dallo strumento può restare.

shell
openssl s_client -connect <host>:10000 </dev/null 2>/dev/null | \
  openssl x509 -noout -fingerprint -sha256
I comandi e l’output del terminale sono in inglese ovunque, nel pannello e in queste pagine. Un solo testo, una sola verità: quello che legge qui è letteralmente ciò che il suo host le restituirà.

L’API remota

Provibr non usa l’interfaccia web di Webmin. Chiama l’API remota del modulo Virtualmin, che restituisce risposte leggibili da una macchina anziché pagine. In alcune installazioni quella via è disattivata; si riattiva in Webmin, Webmin Configuration, Advanced Options.

Quando il pannello risponde con una pagina di accesso invece che con l’API, l’agente lo dice esplicitamente. Di solito significa che l’indirizzo punta a una pagina e non al pannello, oppure che l’API remota è spenta.

Impostazioni

Non ce ne sono. Un server Webmin decide da sé dove risiede un account e quale indirizzo riceve, quindi non resta nulla da scegliere. La scheda Impostazioni esiste comunque, perché è anche da lì che si rinviano le credenziali.

Piani

Un piano di Virtualmin è la descrizione che il pannello stesso dà di un account: quota di disco, traffico mensile, quanti domini e quante caselle, quali funzioni sono attive. Non è un piano di Provibr né un sistema operativo: è un nome a cui facciamo riferimento, e il suo contenuto può cambiare sul server del cliente senza che ce ne accorgiamo.

La pagina dell’integrazione può leggere l’elenco dei piani con il loro contenuto, così si vede che cosa si sta scegliendo invece di digitare un nome a memoria.

Un piano web fissa un piano di Virtualmin su un’integrazione e gli dà un nome proprio. Ordinare con un piano prevale sulla scelta singola, e quella scelta singola resta disponibile per i casi che un piano non copre.

Come si presenta un account in Provibr

Un account di hosting è una normale riga server di tipo server web. Il suo identificativo è il numero interno che Virtualmin assegna al dominio, e dominio, utenza, piano e funzioni arrivano a ogni rilevazione.

  • Per creare un account servono un dominio, un indirizzo e-mail, un piano e una password.
  • L’utenza unix viene derivata dal dominio, quindi qui i trattini sono normali, a differenza di DirectAdmin, che ha una propria regola sui nomi.
  • La password non viene registrata da nessuna parte. Resta soltanto il fatto che ne è stata fornita una; il valore viaggia separatamente.
  • In seguito si può sospendere, riprendere, cambiare piano ed eliminare. Non c’è console: un account di hosting non ne ha una.
L’identificativo è il numero e non il nome, perché Virtualmin può rinominare un dominio. Una chiave basata sul nome si staccherebbe dalla sua riga la prima volta che qualcuno lo facesse.

Quote e utilizzo

Quota di disco e traffico viaggiano con la rilevazione ordinaria, quindi un account ottiene un grafico di utilizzo senza attivare nulla di più, a condizione che il server sappia misurarli.

Virtualmin riporta quota e consumo solo se le quote del filesystem sono attive, e un’installazione appena fatta le ha spente. Finché nessuno le attiva, quei campi semplicemente non ci sono. Provibr allora non mostra nulla invece di uno zero: nessuna misura e nessun consumo non sono la stessa cosa.

Adottare account già esistenti

La scheda di importazione elenca gli account presenti sul pannello e consente di portare in Provibr quelli desiderati. Gli account già noti compaiono ma non sono più selezionabili, così si vede il quadro completo e non una vista filtrata.

Gli account importati incidono sulla capacità esattamente come quelli ordinati. Importandone più di quanti ce ne stiano, si apre un superamento con il consueto periodo di tolleranza.